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Come sempre avviene, dopo gli annunci di Matt Cutts e le consuete fughe di notizie dai corridoi della sede di Mountain View, è arrivata infine l'azione di Google che ha confermato sul campo quanto ormai da tempo si sospettava.

Era stato infatti proprio Matt Cutts il primo a dichiarare che Google detestasse la compravendita di links fra siti (e quindi ancora più i network che di questo tipo di operazioni hanno fatto un preciso business) ed era stata paventata una prossima penalizzazione dei siti coinvolti in questo campo, anche se mai nulla di ufficiale era stato espresso in proposito.

Lo stesso tipo di dichiarazioni Cutts le aveva espresse anche in relazione ai links scambiati, asserendo che anche questa tipologia sarebbe presto stata penalizzata e che quindi la tecnica dello scambio links era ormai giunta ad un binario morto. Poi però gli osservatori, che si aspettavano con un certo timore le conseguenze di queste affermazioni, erano stati spiazzati da un cambiamento della policy delle linee guida di Google che ammetteva espressamente lo scambio links tra le tecniche consentite, con l'unica raccomandazione di non esagerare rendendo quest'operazione ”eccessiva”.

Così molti osservatori, già spiazzati per questa azione di Google, in controtendenza rispetto agli avvisi di Cutts, hanno preso sottogamba anche le minacce connesse all'acquisto/vendita di links, pensando che Google – quantomeno in questa fase – si limitasse ad abbaiare ma non a mordere.

Invece la bomba sganciata da Google con l'aggiornamento del Page Rank è stata a dir poco devastante ed il morso è stato quello di un doberman. Una grande quantità di siti e blog di altissimo profilo sono stati abbondantemente penalizzati e ridimensionati nel page rank ed hanno osservato tristemente la Google Bar indicare il calo nel relativo punteggio.

Cosa è successo in sostanza?

In poche parole è iniziata ufficialmente la guerra tra Google e la compravendita dei links.

Tutti i siti colpiti sono stati infatti intercettati dai filtri antispam e non c'è alcun dubbio che Google abbia inteso mandare un chiaro ed inequivocabile messaggio a tutti i webmaster del mondo: Google odia i links pagati! Anche perché, dopo tutto, nell'ottica di Mountain View, se un sito decide di comprare un link pagandolo, al fine di comparire più in alto nei risultati di ricerca ed ottenere maggior traffico, allora perché non dovrebbe pagare direttamente Google attraverso il sistema AdWords? In questo modo infatti il sito otterrebbe uno scopo simile – ovvero non l'incremento del page rank - ma l'incremento delle visite, che poi è il fine ultimo del posizionamento!

L'elenco dei siti noti colpita dall'aggiornamento del page rank è vastissimo, vogliamo tuttavia ricordarne alcuni:

  • http://www.statcounter.com — da PR10 a PR6
  • http://www.washingtonpost.com — da PR7 a PR5
  • http://www.washingtontimes.com — da PR6 to 4
  • http://www.forbes.com — da PR7 a PR5
  • http://www.suntimes.com — da PR7 a PR5
  • http://www.sfgate.com — da PR7 a PR5
  • http://www.newscientist.com — da PR7 a PR5
  • http://seattletimes.nwsource.com — da PR6 a PR4
  • http://www.charlotte.com — da PR6 a PR4
  • http://www.autoblog.com — da PR6 a PR4
  • http://www.engadget.com — da PR7 a PR5
  • http://www.joystiq.com — da PR6 a PR4
  • http://www.tuaw.com — da PR6 a PR4
  • http://www.masternewmedia.org — da PR7 a PR4
  • http://www.webmetricsguru.com – PR6 a PR4
  • http://www.searchengineguide.com — da PR7 a PR4
  • http://www.searchenginejournal.com — da PR7 a PR4
  • http://www.johnchow.com — da PR6 a PR4
  • http://www.quickonlinetips.com — da PR6 a PR3
  • http://weblogtoolscollection.com — da PR6 a PR4
  • http://andybeard.eu — da PR5 a PR3
  • http://www.seroundtable.com — da PR7 a PR4
  • http://www.blogherald.com — da PR6 a PR4
  • http://www.entrepreneurs-journey.com —da PR7 a PR4
  • http://www.adesblog.com — da PR7 a PR5
  • http://weblogtoolscollection.com — da PR6 to 4
  • http://www.johntp.com — da PR6 to 4
  • http://www.coolest-gadgets.com — da PR5 a PR3
  • http://cybernetnews.com — da PR6 to 4

Paura? Google spera proprio di sì.

Cosa hanno in comune i siti di cui sopra? Il fatto che sono stati colti in flagrante nel vendere links.

D'altra parte – sia pure con diverse eccezioni – molti siti che non hanno venduto links in modo sfacciato ed evidente e non hanno preso parte ad operazioni di interlink in networks, sono rimasti salvi senza alcuna penalizzazione del page rank. Così come si sono salvati tutti i siti che, pur vendendo links, si sono cautelati utilizzando il tag nofollow o il server redirect per impedire il trasferimento del page rank ai siti linkati.

In altri casi siti che non hanno preso alcuna parte nella compravendita di links, hanno visto comunque il proprio page rank abbassarsi, e si tratta in questo caso probabilmente di un danno collaterale risultante dal generale abbassamento del page rank su vasta scala (in guerra non muoiono solo i militari ma si fanno vittime anche fra i civili innocenti).

Se si ritiene di essere stati penalizzati per errore, allora si può inviare una richiesta a Google dalla suite Webmaster Central ma si tenga presente che a seguito di ogni aggiornamento accade sempre qualcosa del genere e generalmente in un secondo momento Google tende ad individuare questi casi per ripristinare poi il loro naturale status. Ci vogliono sempre una o due settimane prima che questa operazione di ripristino possa avvenire.

 


Stefano Mc Vey

Data di pubblicazione di questo articolo: 15 novembre 2007

 

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