Google Book Search, ambizioso programma nato nel 2004 per mettere online, digitalizzandolo, tutto il patrimonio librario mondiale, vanta molti tentativi di imitazione. Nessuno però tiene il passo con il gigante di Mountain View, California, che in tre anni ha stretto alleanze con le principali biblioteche americane, costituendo il più grande catalogo virtuale e scannerizzando un milione di libri. Non certo Europeana, versione digitale della Bibliothéque nationale de France, risposta all'«imperialismo Usa», audace ma povera di titoli (le opere in italiano disponibili sul sito www.europeana.eu sono soltanto 77). Né la European digital library, verso la quale, nonostante i proclami dell'Ue, non è stato ancora mosso un passo.
Google Book Search, insomma, domina la scena incontrastato. O quasi.
Molte biblioteche universitarie americane stanno aderendo infatti alla Open Library, movimento non profit per la digitalizzazione e diffusione del sapere sponsorizzato, tra gli altri, da Yahoo e Microsoft. L'obiettivo è sempre uguale: costruire un grande catalogo virtuale e, se il libro non è soggetto a copyright, offrire il testo integrale in formato elettronico.
Mentre Google fa tutto da sé, paga di tasca propria, e persegue un obiettivo economico — aumentare il traffico sul proprio sito per vendere meglio la pubblicità — la Open Content Alliance è estranea a fini commerciali e si basa sulla collaborazione di volontari, che mettono insieme il catalogo e scannerizzano con rudimentali scanner, gli Scribe (circa 50 esemplari negli Usa). «Non siamo di fronte a una sfida — dice Giovanni Bergamin, responsabile tecnologico della Biblioteca nazionale centrale di Firenze -. Nessuno ha la pretesa di competere con Google, che offre un servizio davvero superbo. La pretesa è semmai quella di collaborare verso un obiettivo comune».
La digitalizzazione del patrimonio librario mondiale è un'impresa ciclopica e nessuno può riuscirci da solo. Il team di volontari della Open Content Alliance, guidati dal giovane sviluppatore web e imprenditore Aaron Swartz (classe 1986), apre le porte al colosso californiano. I testi che Google ha già digitalizzato non vengono scannerizzati una seconda volta da Swartz e soci. La Open Content Alliance si limita a indicarli in catalogo, rimandando a Google Book Search per la lettura.
Peccato che, di tutto questo, in Italia non ci sia ancora traccia. E anche il resto d'Europa sembra arroccarsi sulla difensiva (vedi il caso Europeana). Dice Bergamin: «Google dovrebbe essere visto come un alleato. Non si tratta di svendere le collezioni delle biblioteche, ma di valorizzarle stringendo alleanze con la multinazionale americana o partecipando a programmi internazionali di cooperazione, come la Open Library. Altrimenti le biblioteche europee rischiano di disperdere gli investimenti in una molteplicità di iniziative, come Europeana, senza un reale aumento di servizio».
Links utili:
- http://www.europeana.eu/
- http://books.google.it/
Fonte: Il Corriere della Sera 14/01/2008
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