Dopo tre mesi di trattative, ieri la Microsoft si è arresa, ritirando non soltanto l'offerta di 47,5 miliardi di dollari fatta alla Yahoo sabato, ma rinunciando anche al minacciato «hostile takeover». Niente operazione ostile, dunque.
Un colpo di scena che oggi in Borsa minaccia di destabilizzare il settore high tech e fare deprezzare il titolo della compagnia di Bill Gates, la regina del software, ma soprattutto il titolo della società di Jerry Jang, il secondo motore di ricerca dello internet dopo Google.
A Wall Street, c'è però chi pensa che la ritirata della Microsoft sia una mossa strategica: l'amministratore delegato Steve Ballmer spererebbe infatti nel crollo azionario della Yahoo e nel suo ritorno al tavolo negoziale. La rottura tra a Microsoft e la Yahoo è avvenuta alla fine di un incontro tra Ballmer e il suo braccio destro Kevin Johnson con Jang e David Fido, i fondatori del portale. Ballmer ha offerto a Jang 33 dollari a titolo contro i 29 e mezzo precedenti, in totale circa 5 miliardi di dollari in più, ma Jang ha ribattuto di volerne 37.
A quel punto, ramministratore delegato della Microsoft ha definito un accordo «chiaramente impossibile»: dopo attenta considerazione, ha aggiunto, "abbiamo concluso che la richiesta della Yahoo non fa senso per noi, e che nell'interesse dei nostri azionisti e dipendenti è meglio che cancelliamo la nostra offerta». Più tardi Ballmer ha inviato una lettera a Yang assicurandolo che non avrebbe tentato un "hostile takeover": se ci rivolgessimo direttamente ai vostri azionisti, ha spiegato, «ne scaturirebbe un lungo conflitto, e voi prendereste misure che ci danneggerebbero», citando in particolare una possibile alleanza Yahoo-Google.
Da indiscrezioni di Seattle, la rottura sarebbe stata un sollievo per Jang, un quarantenne che vuole mantenere la propria autonomia e che mira a un'intesa di lavoro con la Google - ne sfrutterebbe il software per la pubblicità - o in alternativa con la Aol o la News corp. di Rupert Murdoch. In un breve comunicato, il fondatore della Yahoo ha asserito che «la distrazione della Microsoft è finita, e possiamo concentrarsi sulla transizione più importante della nostra storia».
Ma quella che Jang considera una vittoria personale appare a molti suoi azionisti una vittoria di Pirro: essi ricordano che nel 2007 le azioni della società si deprezzarono del 32% e che quest'anno si sono svalutate del 50% soltanto grazie ai negoziati con la Microsoft. Ma se gli azionisti Yahoo piangono, quelli Microsoft non ridono.
Per la compagnia di Bill Gates, il fiasco - a meno che sia temporaneo - è una pericolosa battuta d'arresto. La regina del software ha bisogno dell'internet per continuare a crescere.
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