A partire da martedì 20 febbraio i risultati di ricerca su Google si sono movimentati in conseguenza di un nuovo aggiornamento dell'algoritmo di Google.
Il management di Google non ha rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale al riguardo ma esperti del settore del seo marketing e del posizionamento nei motori di ricerca hanno cominciato a discutere nei vari blog e forum rilasciando molti commenti e feedback.
Il nuovo aggiornamento non ha apportato modifiche sostanziali, né particolarmente drastiche ma si notano due particolari degni di grande attenzione.
In primo luogo l'aggiornamento sembra abbia inciso sulla SandBox di Google, la quale come è noto è quel periodo di “purgatorio” al quale sono sottoposti i domini di nuova registrazione, il cui posizionamento è “oscurato” o “minimizzato” per un arco di tempo variabile generalmente da tre/quattro mesi fino ad un anno ed oltre. Ebbene sembra (ma il condizionale è d'obbligo non essendoci nulla di ufficiale) che la durata della SandBox sia stata ridotta con gran sollievo da parte di molti webmasters e addetti ai lavori.
Normalmente il periodo di durata è tanto maggiore quanto più il “tema” del sito e quindi i suoi contenuti e le sue parole chiave sono popolari (quindi molto richieste dall'utenza e molto competitive in termini di concorrenza). Il nuovo algoritmo sembra dunque voler ridurre e contenere l'incisività di questo filtro negativo e ciò sia nella sua durata standard, sia con riguardo alla tipologia dei contenuti dei siti. In questo senso, pertanto, la durata verrà ridotta anche quando il tema è particolarmente competitivo come nel caso del settore turistico.
L'altra novità è invece relativa al calcolo del valore dei links che i siti ricevono in ottica Web 2.0. i quali, rispetto agli altri, verranno d'ora in poi maggiormente tenuti in considerazione e giocheranno pertanto un ruolo maggiore nell'incremento della link popularity e del page rank.
Viceversa, il nuovo algoritmo ha invece portato ad un ridimensionamento del valore dei links ricevuti dai domini tradizionalmente considerati come affidabili (es. .edu e .org) i quali sono stati protagonisti nell'ultimo periodo di tecniche di spamming e di black hat su larga scala.
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