Fino a questo momento, a proposito di Google e YouTube la cosa più sensata l'ho letta su Micropersuasion:
Good for Google. Good for YouTube. Great for social media. Even better for the blogopshere because we won't be talking about this much longer.
Ovvero, si rischia di scrivere soprattutto banalità.
Apparentemente l'operazione sembra piacere quasi a tutti: a Google, dove dicono di avere le idee chiare su quel che faranno con YouTube; a YouTube che ovviamente oltre ad avere incassato un bel po' di dollari, trasferisce in una casa ben più solida il problema di monetizzare la popolarità di del sito e il timore di vedersi coprire da una serie di cause per la violazione del copyright, cause che molti osservatori prevedono vicine.
Per il mondo dei cosiddetti social media, si tratta di una bella soddisfazione: 1,65 miliardi di dollari per un sito nato quasi per gioco e diventato uno dei simboli del web 2.0 in meno di due anni, e dove la maggior parte delle persone va a vedersi qualche buffo filmato fra una riunione di lavoro e il pranzo, totalizzando però qualcosa come 100 milioni di video visti quotidianamente.
Come ci ricorda Charles Cooper su News.com, Yahoo comprò Broadcast.com per 5 miliardi di dollari, quindi Google sembrerebbe aver fatto un affare, Ma proprio Mark Cuban (artefice di Broadcast.com, quindi principale beneficiario dell'assurda acquisizione da follia dot.com bubble targata Yahoo) sul suo blog ci spiega i rischi legati all'operazione, quasi tutti derivanti dai problemi di Youtube con il copyright.
Sono poi da collocare in questo quadro gli accordi stipulati sia da Google che da YouTube, nei giorni scorsi con Sony BMG Music Entertainment e Warner Music Group, Vivendi Universal. Si tratta di soluzioni per fronteggiare in maniera indolore la questione del copyright? E aprono un universo nuovo per la "televisizzazione" di Internet? Secondo i dati di ComScore, negli Stati Uniti tre utenti di internet su cinque si sono visti almeno un video nel corso del mese di luglio 2006.
Certamente il senso di fondo dell'acquisizione di YouTube - almeno nelle intenzioni di Eric Schmidt, Chief Executive Officer di Google - sta nei dati In stat che circolano in questi giorni: lo user generated content dovrebbe essere la forza trainante del fatturato dei siti commerciali, in buona misura (ovviamente) grazie alla pubblicità. Si parla di un volume di viste e download che supererà i 65 miliardi nel 2010 con un fatturato superiore agli 850 milioni di dollari. E notoriamente Google oltre che far bene i motori di ricerca sa sfruttare bene il traffico in rete per vendere la pubblicità. Secondo ComScore (dati relativi a luglio 2006) negli Stati Uniti YouTube ha registrato oltre 30 milioni di "unique streamers" (l'equivalente di "unique visitors" in un sito di video), dato che lo colloca al terzo posto dietro Yahoo (quasi 38 milioni di unique streamers) e MySpace.
Chiudo con un'osservazione di Charles Cooper di News.com
Fact is that much of the contributed material you'll find on YouTube makes for a monumental waste of an evening. Is it any coincidence that YouTube's become one of the most popular Web sites in cyberspace? Aren't they only giving the people what they want? Sure they are.
Già, se quel che temiamo è che in fatto di qualità il Web assomigli sempre più alla televisione, forse oggi dobbiamo essere un po' più preoccupati. Anche perché, se le fotografie e i testi generati e resi popolari sui siti social ci mostrano spesso livelli di user generated content di buona qualità, nel caso dei video, la spazzatura sembra dominare; e se i canali come YouTube sembrano destinati a diventare anche distributori di spot commerciali di trasmissioni televisive mainstream o di video musicali, allora il danno è completo.
Fonte: Panorama