Indagati i due rappresentanti legali di Google Italia per diffamazione aggravata. È questa la decisione presa dal pubblico ministero Francesco Cajani nell´ambito dell´inchiesta, da lui coordinata, sui video che riprendevano un ragazzo autistico picchiato e sottoposto a una serie di soprusi nell'istituto tecnico superiore di Torino che frequentava.
Il video era finito al centro dell´attenzione dei media dopo che in molti lo avevano scaricato dall´archivio del motore di ricerca, dove era a disposizione degli utenti insieme ad altri video che testimoniavano atti di così detto «bullismo» da parte di studenti contro loro compagni di scuola o contro gli insegnanti.
L´indagine della procura milanese parte da una responsabilità di omesso controllo da parte del motore di ricerca. Secondo i pm milanesi infatti il comportamento presunto dei due rappresentanti (di cittadinanza americana) di Google va equiparato alla normativa sulla stampa riguardo all'omesso controllo. Secondo gli inquirenti non impedire un evento è come cagionarlo.
Fino a ieri erano state sentite diverse persone che lavorano perGoogle, ma nei verbali tutti hanno affermato di non aver la disponibilità del server che immette le immagini sul web perché il server si trova fisicamente in America. Affermazioni queste che da qualche giorno gli investigatori stanno cercando di verificare. In questo quadro va inserita la perquisizione, chieste dai pm Francesco Cajani e Alfredo Robledo, condotta ieri dalla Guardia di finanza nella sede amministrativa di Google in piazza Biancamano a Milano.
L'avvocato Guido Camera, che difende l'Associazione Vividown e che nei giorni scorsi ha presentato al pm Francesco Cajani una corposa memoria in cui si sostiene l'equiparazione dei responsabili legali di un portale internet come Google ai direttori responsabili delle testate giornalistiche, ha parlato di «un passo avanti molto importante perché può contribuire a mettere chiarezza nel mondo di internet e stabilire certe responsabilità. Si tratta di una decisione corretta in punto di diritto e di fatto».
Una spinta al lavoro dei magistrati milanesi arriva anche dal ministro della Pubblica istruzione, Beppe Fioroni: «Ritengo che la decisione della procura sia un motivo in più perché il Parlamento riveda l'assetto normativo in materia. Come ho più volte sostenuto, non possono esserci due pesi e due misure, uno per carta stampata e tv e uno per la rete internet. Il rispetto della dignità umana è uno solo. Bisogna affermare con forza, oggi più di ieri, che il principio di responsabilità non può essere declinato a seconda del mezzo di trasmissione su cui viaggia un reato. Il mondo di internet va regolamentato al più presto ed in modo chiaro».
Fonte: L'Unità